Scritto da: Alessio Lottero - Categorie: guitar stories / jazz

Django Reinhardt: Il genio della chitarra manouche

Personaggio fondamentale della tradizione jazzistica europea e considerato il chitarrista virtuoso per eccellenza, Django Reinhardt nasce il 23 Gennaio 1910


Le origini di Django Reinhardt

Django Reinhardt

Sebbene Jean Reinhardt (Django) sia nato nel 1910 a Liverchies in Belgio, la sua nazionalità è stata sempre rivendicata dalla Francia. In effetti, parlando di scena jazzistica d'oltralpe, è considerato il più grande tra gli innovatori. La sua tecnica sullo strumento, malgrado una grave menomazione, è strabiliante e nessun amante della sei corde jazz, può dirsi immune dalla sua contaminazione. L'inestimabile contributo musicale di Reinhardt è innegabile e lo annovera tra i protagonisti fondamentali per comprendere l'evoluzione della chitarra jazz, argomento trattato in questo articolo.

Pellegrino e girovago per via delle sue origini Sinti, Reinhardt spende la sua infanzia migrando frequentemente, prima di stabilirsi definitivamente in Francia, nei sobborghi parigini, che da sempre ospitavano le comunità gitane. Comunità, queste, caratterizzate da un'intensa attività musicale, atta a svolgere opera di conservazione culturale per le nuove generazioni, a cui Django si aggrega ancora adolescente, manifestando una singolare abilità nell'uso del banjo.

Il passaggio alla chitarra avviene dunque secondariamente, in seguito ad un grave incidente che coinvolge Reinhardt appena diciottenne. Rimasto gravemente ferito in un incendio nel 1928, Django perde l'uso dell'anulare e del mignolo della mano sinistra. La chitarra diventa, allora, l'unica possibilità per lui di perpetrare un qualche percorso musicale, dovendo però, ridiscutere ogni approccio tecnico conosciuto all'epoca.

La caparbietà con cui Django supera la sua menomazione ha dell'incredibile. E' proprio grazie a questa re-invenzione forzata dei canoni tecnici, che il musicista inventa un nuovo stile chitarristico, che mai come in questo caso, può dirsi unico. I filmati di allora lo ritraggono all'opera e mostrano tutta l'agilità con cui scivola sul manico usando le tre dita rimaste, lasciandoci stupefatti ancora oggi.


La scena musicale francese

La scena musicale europea di inizio secolo è impegnata ad emulare le sonorità del jazz d'oltre oceano, cercando di sviluppare una versione autoctona ed originale. Questa sorta di globalizzazione del jazz potrà dirsi completa solo negli anni sessanta, con lo sviluppo di scene locali completamente autonome e svincolate dall'embrione americano.

Ogni nazione finisce quindi per proporre una propria storia del jazz, con i propri grandi nomi e crismi stilistici. Alcune più di altre finiranno successivamente per offrire una forte ed efficace alternativa, al radicato predominio statunitense. Particolarmente vivace e operosa si dimostra essere la scena francese, da sempre ricca delle contaminazioni popolari delle varie etnie che abitano il paese.

Il panorama parigino dei primi anni del secolo è anche l'habitat musicale dove Django Reinhardt muove i primi passi e dove finirà per concentrare la maggior parte della sua carriera, una volta affermatosi. I valenti compagni della sua intensa attività da performer, sono i veri fuoriclasse del momento, in Francia. La collaborazione più nota ed apprezzata resta senz'altro quella tra Django e l'altro "campione" della musica parigina: il violinista Stephane Grappelli, da molti considerato il migliore di sempre.


La musica di Django Reinhardt

La profonda connessione di Django con le sue radici e la passione per il mondo classico, sono le caratteristiche fondamentali della sua musica e contribuiscono a definirne lo stile unico, che ridisegna il sound del jazz del vecchio continente. Le influenze gipsy si mescolano allo swing di matrice statunitense, finendo per sedurre persino i grandi padri americani da cui tutto era iniziato.

Questo fa sì che Reinhardt sia uno dei musicisti europei di più alta considerazione da parte dei grandi jazzisti made in USA. La sua collaborazione con Duke Ellington è forse la testimonianza più chiara di tale apprezzamento. Le sue ospitate sulla scena newyorkese sono importantissime per comprendere lo scambio intercontinentale del jazz, nell'immediato secondo dopoguerra.

Django è anche l'inventore di un nuovo linguaggio, che si affinerà ed evolverà nello stile, noto con il nome di manouche. Si apre così un capitolo interessantissimo, che merita approfondimenti, soprattutto sul piano tecnico. Per chi fosse interessato segnalo, tra i molti attinenti pubblicati sul blog, questo articolo.


Ascolto consigliato: Djangology (1961)

Django Reinhardt - Djangology

L'ascolto consigliato di oggi è una raccolta di brani, pubblicata nel 1961. Djangology è una set list, messa insieme durante una serie di concerti in Italia, nel 1949. E' una compilation di performances dal vivo, ad ulteriore dimostrazione della prolificissima attività concertistica di Django Reinhardt. Djangology è anche la sublimazione del fortunato incontro tra i due fuoriclasse del jazz francese: Django Reinhardt e Stephane Grappelli; dallo sposalizio artistico dei due nascono alcuni dei momenti più suggestivi della musica swing e manouche.

Questo ascolto propone la sua inconfondibile interpretazione di brani classici del jazz, divenuti suoi cavalli di battaglia. La chitarra di Django, seppur protagonista, non è mai invadente; i virtuosismi strumentali sono equamente spartiti con lo splendido violino di Grappelli. Ad amalgamare il tutto, alcuni musicisti dello scenario parigino, il Quintette Du Hot Club De France: jazz ensemble fondato proprio da Reinhardt e Grappelli.



In conclusione

Escludendo i grandi afroamericani del delta blues, operanti in un epoca antecedente al fenomeno, Django Reinhardt può dirsi il primo guitar hero della storia. Un vero e proprio eroe della sei corde, che vanta estimatori e appassionati idolatranti, dal periodo di attività fino ad oggi. E' una figura nevralgica del jazz e della musica popolare europea , in grado di coniugare l'innovazione stilistica, ad un malcelato richiamo etnico e tradizionale.

Merita ricordare, ancora una volta, che questo eccezionale contributo musicale, viene offerto da uno strumentista sensibilmente svantaggiato anatomicamente. E' forse proprio questo il più significativo metro di giudizio per l'operato di Reinhardt, capace di aggirare uno scoglio, giudicato da molti strumentisti, insormontabile. E' il pioniere del jazz europeo, l' inventore dello stile manouche e l'artefice dei fasti della scena francese.


fine
Alessio Lottero - 

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