Scritto da: Leonardo Bertini - Categorie: tecnica

Modo dorico: costruzione, diteggiature e ascolti

Il modo dorico è uno dei sette modi generati dalla scala diatonica maggiore. Nonostante si tratti di una scala minore, la presenza del sesto grado maggiore, conferisce al modo dorico un suono accattivante e dolce allo stesso tempo. Molto usato nel funky, trova largo uso anche in tantissimi altri generi musicali come il rock e il jazz. Vediamo insieme come si forma, le varie diteggiature ed alcuni esempi di brani famosi.


I 7 modi della scala maggiore

Prima di tutto, cosa si intende per modo? Questo termine viene usato semplicemente per indicare una scala, quindi una sequenza di note che a sua volta deriva da una determinata scala di origine. La scala di origine in questione è appunto la scala diatonica maggiore che è composta da sette note. Da ognuna di queste note si origina un diverso modo. Il modo dorico, è la scala che si origina partendo dal secondo grado. Così come quello frigio ed eolio, il modo dorico è uno dei tre modi minori generati dalla scala diatonica maggiore. Come ogni modo, ha una sua specifica struttura intervallare che ci restituisce un suono unico.

Se vuoi approfondire ulteriormente questi concetti, la storia dei modi della scala maggiore ed avere una panoramica più dettagliata sulla loro formazione, ti consiglio di cliccare qui.


La struttura intervallare del modo dorico

Come appena detto, il modo dorico è il modo che si genera dal secondo grado della scala diatonica maggiore. Per fare subito un esempio pratico, prendiamo la scala maggiore di DO. Il modo dorico sarà la scala che si ottiene con le stesse note di quella di DO maggiore partendo però dalla nota RE, ovvero il secondo grado.

La scala maggiore di DO è composta dalle note:
DO - RE - MI - FA - SOL - LA - SI

Di conseguenza la scala relativa al modo dorico di RE sarà la seguente:
RE - MI - FA - SOL - LA - SI - DO

Essendo quindi la nota RE la nota fondamentale di questa scala dorica, le restanti note assumeranno la seguente funzione in termini di intervalli:
T - 2M - 3m - 4g - 5g - 6M - 7m

Come possiamo notare, ciò che otteniamo quindi è una scala minore con il sesto grado maggiore. Di conseguenza, se paragonata ad una qualsiasi scala minore naturale, l’unica nota differente è proprio quella che si trova sul sesto grado della scala. Si passa quindi da un intervallo di sesta minore per quanto riguarda la scala minore naturale a quello di sesta maggiore per il modo dorico. Le restanti note rimangono invariate. Proprio la presenza di questo intervallo, fa si che questa nota diventi la nota caratteristica del modo dorico.

Spieghiamo ulteriormente quanto appena detto confrontando il primo box della scala di RE minore naturale con quella di RE dorico. Per facilitare ulteriormente il concetto ho evidenziato con il colore blu le note diverse tra le due diteggiature. Più precisamente la nota SIb, sesto grado minore della scala minore naturale, e il SI naturale, sesto grado maggiore della scala dorica.

primo box re minore
primo box re dorico

Armonizzazione del modo dorico: i giri modali

Una volta capito come si forma questa nuova scala e qual’è la sua struttura intervallare, è bene conoscere anche gli accordi da essa generati. L’armonizzazione del modo dorico sarà quindi la stessa di quella della scala maggiore, per i motivi già spiegati, partendo però dall’accordo generato sul secondo grado. Vediamo quindi l’armonizzazione sia a triadi che a quadriadi generate dal modo dorico.

Armonizzazione a triadi:
Im - IIm - bIII - IV - Vm - VIdim - bVII

Armonizzazione a quadriadi:
Im7 - IIm7 - bIIImaj7 - IV7 - Vm7 - VIm7b5 - bVIImaj7

A differenza dell’armonizzazione della scala maggiore, adesso l’accordo di settima di dominante, utile a ricreare la cadenza perfetta V - I, si trova adesso sul quarto grado della scala. Dunque, il cosiddetto giro modale del modo dorico, consiste proprio nell’ enfatizzare la centralità dell’accordo di tonica creando la cadenza IV - I.

Possiamo ritrovare infatti questa sequenza di accordi in tantissimi esempi di brani famosi, come la strofa della celebre I Wish di Stevie Wonder. Gli unici due accordi della strofa sono infatti Ebm7 e Ab7. Questo ci indica che ci troviamo nel modo dorico di MIb.

Un altro esempio lo troviamo nella famosissima Another Brick in The Wall dei Pink Floyd. In questo caso nella strofa abbiamo un lungo pedale di Dm che poi si sposta poi sugli accordi F e C. Sul ritornello l’armonia arriva all’accordo G per poi tornare su Dm, ricreando anche in questo caso la cadenza IV - I. In questo caso quindi tutti gli accordi fanno parte dell’armonizzazione del modo dorico di RE. 

Vedremo nei paragrafi successivi altri esempi di brani famosi che usano il modo dorico.


Le diteggiature a tre note per corda e forme CAGED

Vediamo adesso le diteggiature della scala di RE dorico sia in forma CAGED che a tre note per corda. Importante è tenere a mente che tale scala, come già detto, equivale ad una scala minore con il sesto grado maggiore. Capito questo, possiamo provare a memorizzare al meglio le diteggiature, cercando di visualizzare bene proprio il sesto grado maggiore all’interno della scala nel mentre che studiamo le posizioni. Questo perché conoscendo già le diteggiature della scala minore naturale, ci basterà spostare di un semitono in avanti il sesto grado minore presente all’interno della scala e farlo diventare sesto grado maggiore.

Una volta che riuscirete a visualizzare la nota caratteristica sarà più facile memorizzare la diteggiatura e riuscire ad utilizzare il modo dorico in qualsiasi tonalità e in modo fluido anche durante un improvvisazione.

Partiamo con le diteggiature in forma CAGED. Suonate tutte le diteggiature presenti nell'ordine scritto cosī da coprire tutto il manico della chitarra. Come per ogni nuova scala, studiatela partendo sempre dalla sua tonica più bassa.

Re dorico box forme CAGED

Ed ecco anche i box a tre note per corda. Anche in questo caso, per un corretto studio e memorizzazione delle diteggiature, vi consiglio di iniziare sempre dalla prima tonica disponibile.

Re dorico box tre note per corda

Esempi di brani famosi che usano il modo dorico

Per assimilare ancora meglio le sonorità del modo dorico non vi resta che ascoltare alcuni esempi di brani famosi e contestualizzare il concetto di armonizzazione spiegato precedentemente.

Partiamo dal jazz. Brano famosissimo, So What di Miles Davis, è diviso in due sezioni principali. In RE dorico la prima e in MIb dorico la seconda. Cliccando qui troverete un approfondimento sul brano e sull’assolo riadattato per chitarra.


Un altro esempio di stampo questa volta funk-pop ma decisamente più moderno lo troviamo nel brano Uptwon Funk del 2015. In questo caso siamo in RE dorico.


Un ultimo esempio in stile Latin-rock lo troviamo in un brano che ha reso celebre il chitarrista Carlos Santana agli inizi degli anni settanta: Oye Como Va. In questo caso siamo in LA dorico.


Come studiare il modo dorico e assimilare i concetti spiegati

Una volta capiti tutti i concetti teorici alla base del modo dorico non vi resta che studiare le varie diteggiature esplorando quante più tonalità possibili. Con il tempo sarà importante riuscire a visualizzare il modo come scala a se, staccandosi dalla tonalità di origine della scala maggiore. Quindi praticate la scala partendo sempre dalla tonica del modo. Infine cercate di contestualizzare la scala provando ad applicarla a varie sequenze armoniche derivate dalla sua armonizzazione. Improvvisate usando inizialmente solo alcune sezioni del manico o semplicemente anche solo un ottava della scala. Come primo step in questo senso, potete provare ad applicarla improvvisando su questa backing track.

Buono studio!

fine
Leonardo Bertini - 

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