Scritto da: Alessio Lottero - Categorie: blues / guitar stories

Johnny Winter: l'eroe albino del rock blues made in Texas

Il 23 febbraio del 1944 nasceva Johnny Winter, protagonista della scena texana e figura cruciale del rock blues anni settanta


Gli esordi

Johnny Winter

John Dawson Winter nasce a Beaumont Texas, membro di una famiglia votata alla musica e alla scena blues locale. Inizia giovanissimo a suonare con i bluesmen della sua città, accompagnato spesso dal fratello Edgar, dimostrando da subito una singolare abilità sulla chitarra, specialmente nell'uso dello slide.

Le sue capacità vengono notate da molti grandi nomi, che gli offriranno negli anni collaborazioni straordinarie, che alimenteranno la sua notorietà e gli permetteranno di calcare palchi eccellenti. Persino Muddy Waters, messosi in proprio dopo la longeva avventura con la Chess Records, lo inviterà a collaborare spesso alle sue produzioni. Anche Mick Jagger e Keith Richards omaggeranno il suo talento scrivendo per lui un brano splendido, presente in Still Alive And Well (1973): Silver train.

Il popolo del blues, intrigato dalla maestria di Johnny Winter, lo porta in auge e gli apre molte porte professionali. La carriera del texano accresce e sembra essere una bellissima promessa del panorama musicale degli stati Uniti, a cavallo tra i sessanta e i settanta. Nonostante gli ottimi presupposti e l'indubbio riscontro tra gli amanti del settore, Johnny Winter sarà sempre il maggior antagonista alla propria scalata verso il successo. Ciò è dovuto alla sregolatezza del suo stile di vita, che sfocerà in gravose complicazioni con alcol e droghe pesanti. Complicazioni, queste, che lo porteranno a scivolare nel baratro della dipendenza, compromettendo in buona parte il suo percorso professionale e costringendolo ad una lunga sosta forzata dalle scene.

Lo stile di Johnny Winter

Johnny Winter è l'ennesimo chitarrista bianco stregato dalla musica afroamericana. Come molti colleghi leggendari della sei corde, incentra il suo stile sul delta blues e da lì parte per disegnare il suo sound. Certamente il giovane Winter può attingere a numerosissime fonti di ispirazione, specialmente in quel Texas dedito a definire un proprio scenario blues, in contrapposizione alla tradizione del Mississippi. Per chi volesse approfondire l'argomento, proponiamo il nostro articolo dedicato al delta blues.

Affinando le capacità sui grandi padri come Lightnin' Hopkins e Elmore James Winter crea un proprio stile, estremamente evocativo. La matrice blues viene fusa ai suoni stridenti dell'amplificazione, in costante evoluzione a quel tempo. Proprio la miscela tra tradizione e suoni moderni caratterizzerà la produzione di Johnny Winter. Durante gli anni settanta, il suo rock blues elettrico, che strizza l'occhio al delta, sarà un elemento preponderante per la stesura del nuovo r&b americano. Alcuni anni più avanti, questa sua ricerca sonora lo porterà a sfiorare l'hard rock, ma il blues rimarrà, nella musica di Johnny Winter, punto di forza irrinunciabile e indelebile, facendone uno dei massimi esecutori e divulgatori negli States.


Ascolto consigliato: Johnny Winter (1969)

Johnny Winter (1969)

Il nome di Johnny Winter è già comparso, con il suo secondo disco, nella nostra lista dei 10 dischi fondamentali di rock blues da ascoltare. Oggi invece proponiamo, come ascolto consigliato, l'omonimo album precedente, che lo vede esordire nel panorama blues americano. Winter si presenta alla testa di un terzetto d'eccellenza, con John Turner (batteria) e il futuro bassista dei Double Trouble Tommy Shannon. Altri due nomi epici del blues partecipano a questa pubblicazione: Willie Dixon e Walter Horton. Ma, comparse eccellenti a parte, la vera novità è questo eccellente power trio, una sorta di versione più "pura" e blues dei Cream.

L'album si apre con l'energia di I'm Yours And I'm Hers, brano dallo spiccato sapore southern che è anche il favorito di chi vi scrive. Sebbene non manchino variazioni sul tema (Good Morning Little School Girl e I'll Drown In My Tears), l'intero album è un omaggio al delta blues e alla sua rielaborazione texana, con toni aspri e crudi ed uno slide tagliente a fare le veci di protagonista.

Il tributo alla musica afroamericana, a cui Winter giura eterna fedeltà, è pagato; si riesce tuttavia ad intravedere un primo approccio a sonorità più rock, quelle che caratterizzeranno il sound del chitarrista anni più tardi. Brano degno di menzione speciale è Dallas, in cui Johnny Winter riassume magistralmente l'essenza del suo stile, consacrandolo come uno dei suoi evergreen.



In conclusione

Johnny Winter, incarna a meraviglia lo stereotipo del bluesman "maledetto", cronicamente in bilico tra eccessi privati e un'altalenante riconoscimento pubblico. Malgrado non si possa certo definire personaggio mainstream, non gli si può non riconoscere un profondo impatto sul mondo del rock blues odierno. E' un messaggero della musica americana, che ha pagato lo scotto di una vita on the road, senza compromessi. La dissolutezza del suo life style si ritrova nella sua musica, genuina e senza fronzoli, che contribuisce ad alimentarne il mito. Johnny Winter rivive nelle nuove leve del settore, che non mancano di omaggiarlo e di riconoscergli un ruolo fondamentale nella propria formazione.

L'albino del Texas blues paga il suo patto col diavolo e si immola sull'altare del blues; ai posteri il compito di commemorarlo e vivificarne la preziosa opera.


fine
Alessio Lottero - 

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