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Matteo Mancuso: una conversazione con Guitar Prof

Abbiamo incontrato Matteo Mancuso in occasione del suo concerto al Giotto Jazz Festival di Vicchio. Il giovane chitarrista ci ha parlato del suo disco e del suo setup.


Matteo Mancuso
(Photo credit: Yamaha)

Matteo Mancuso ci ha concesso qualche minuto tra il sound check e il concerto. Chi è nel settore della musica e della chitarra sa bene che in questo momento è uno dei musicisti più in vista del pianeta. Ha ricevuto attestati di stima da mostri sacri dello strumento, come Steve Vai e Al Di Meola, tutti strabiliati dalla sua tecnica e musicalità. Ma c'è di più. Nonostante tutto questo Il giovane chitarrista dimostra di essere un ragazzo con i piedi per terra e il giusto mindset per andare avanti ancora a lungo.


Il concerto al Giotto Jazz Festival

di Leonardo Bertini

Il 23 marzo 2023 presso il Giotto Jazz Festival di Vicchio del Mugello, ho avuto l’enorme piacere di assistere al concerto di Matteo Mancuso. Al momento è in tour per la promozione del suo nuovo disco che si intitolerà Moonlight, con il suo trio composto da Stefano India al basso e Giuseppe Bruno alla batteria.

Prima del concerto ho avuto la fortuna di poter assistere al sound check della band, esperienza che mi ha lasciato letteralmente impressionato per tecnica strumentale di tutti i musicisti ed in particolare di Matteo Mancuso.

Pensavo che questa sorta di anteprima potesse in qualche modo prepararmi a ciò che in parte avrei visto e sentito durante la performance, ma mi sono presto reso conto che non sarebbe stato così.

Quando si parla di un chitarrista come Matteo, diventato famoso anche tramite il suo canale Youtube, quasi tutti i chitarristi hanno visto almeno un suo video. E la prima cosa che ti arriva di un musicista del suo calibro è sicuramente l’impressionante livello tecnico che ha raggiunto attraverso anche la sua particolare tecnica di suonare con le dita. Non a caso nella breve intervista tra il sound check e il live, alla prima domanda di cosa avremmo dovuto aspettarci dal concerto, la sua prima risposta è stata: “sicuramente tante note”. E così è stato!

Ma aldilà dell’aspetto strettamente tecnico, ciò che mi ha realmente impressionato è la musicalità del suo fraseggio. Gran parte delle sue improvvisazioni infatti sono intrise di tante note rispettando però sempre una direzione melodica organica.

A tutto questo si aggiunge un controllo dello strumento che gli permette di regalare all’ascoltatore tante piccole sfumature di suono e abbellimenti che danno ancora più risalto al suo playing.

Non appena la band ha iniziato a suonare, l’impatto sonoro sul pubblico è stato notevole, poiché aldilà della giovane età del trio, si è percepito subito lo spessore musicale di tutta la band.

La tecnica strumentale messa a disposizione della musicalità dei brani, infatti, non dà quasi mai la sensazione di essere troppo e non appesantisce mai il concerto.
E se di genere musicale è giusto parlare, è corretto usare il termine fusion per descrivere l’approccio musicale di Matteo Mancuso e del suo trio. Allan Holdsworth, Joe Satriani, Eric Johnson e Jaco Pastorius: questi sono solo alcuni dei nomi che il giovane Matteo Mancuso ha citato come alcuni dei suoi grandi riferimenti musicali. Nomi a cui ha dedicato omaggi e reinterpretazioni di notevole spessore durante la performance.

Non pochi sono stati anche i brani originali presentati dal suo primo album che uscirà a breve. In questo caso non è sicuramente mancata la parte più jazzistica del concerto, anche se presentata in modo moderno, sia nel playing che nel suono.

Personalmente ho apprezzato moltissimo sentire che nella sua musica è ancora ben presente l’amore per il rock, genere con il quale Mancuso ha iniziato ad approcciarsi per le prime volte allo strumento.

Insomma tantissime sfumature musicali hanno dato vita ad un piacevolissimo concerto durante il quale si è percepito, visto e soprattutto sentito tutto l’amore genuino della band nel poter stare su un palco, ridere, scherzare e soprattuto suonare senza vincoli la propria musica.


L'intervista a Matteo Mancuso

di Marco Melillo

Seppure i tempi fossero molto stretti, Matteo ci ha gentilmente concesso 10 minuti per una chiacchierata nel teatro Giotto di Vicchio.

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Redazione - 

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