Scritto da: Luca Gelli - Categorie: armonia applicata

Gli intervalli sulla chitarra e l'applicazione sulle scale

Vediamo come approfondire lo studio degli intervalli sulla chitarra. Per cercare di dare un senso musicale all'argomento proviamo ad applicarli all'armonizzazione delle scale.


Lo studio degli intervalli sulla chitarra viene spesso tralasciato. Di solito l'argomento viene studiato da un punto di vista strettamente teorico. Sebbene studiare la teoria alla base degli intervalli sia un primo passaggio obbligato, di per sé non è sufficiente per assimilarne il suono e per poterli poi utilizzare in modo pratico.

Un passaggio importante è sicuramente costituito dallo studio dal punto di vista sonoro. Per fare questo dobbiamo dedicarci all'ear training applicato allo studio del suono degli intervalli, e allenarci a lungo per assimilarne le caratteristiche sonore.

Inoltre è sicuramente utile all'inizio capire come visualizzare i singoli intervalli sulla chitarra e sui vari set di corde.

Vediamo adesso come applicare gli intervalli ad una scala, e di conseguenza ad una tonalità. Prenderemo in esame l'applicazione sulla scala maggiore di DO. Questo concetto viene esposto anche nel libro The Advancing Guitarist di Mick Goodrick, maestro di allievi eccellenti come John Scofield, Julian Lage, Bill Frisell e Mike Stern.

NOTA: vi fornirò la soluzione per una sola coppia di corde, starà poi a voi trasferire il concetto sulle corde restanti. Questo passaggio è fondamentale. E proprio perché lo ritengo tale, troverete più volte, e in modo ridondante - cioè noioso - il mio invito ad applicare le nozioni su tutte le coppie di corde!


Il concetto fondamentale

L'idea è quella di applicare gli intervalli alle scale, armonizzandole, quindi sovrapponendo 2 note per volta, di conseguenza utilizzando 2 corde per volta. Alcuni intervalli li vedremo in stato fondamentale, cioè con la tonica al basso e l'intervallo per armonizzare all'acuto. Altri li vedremo come rivolti, cioè con la tonica in alto e l'intervallo dell'armonizzazione al basso. Questo per vari motivi di riguardanti la tonalità con cui adesso non vi voglio annoiare.

Nel dettaglio funzionerà in questo modo:

Terze in stato fondamentale, seste come rivolti delle terze
Quinte in stato fondamentale, quarte come rivolti delle quinte
Settime in stato fondamentale, seconde come rivolti delle settime.


Terze e seste

Terze e seste sono gli intervalli che cantano di più, avendo sufficiente distanza e consonanza. Hanno largo utilizzo in moltissimi generi, come per esempio il blues e il funk.

Iniziamo a studiare le terze, suonandole sulle prime due corde. Scorrete lungo le due corde partendo dall'intervallo DO/MI, suonate gli intervalli sia ascendendo che discendendo la scala, alla fine terminate tornando sul punto di partenza.

Nei file audio che seguono mi limiterò ad eseguire gli intervalli segnati nei pentagrammi/TAB, ma sarebbe buona pratica esplorare tutta l'estensione praticabile del manico.

Terze

Applicate l'esercizio a tutte le coppie di corde.

Passiamo alle seste, che suoneremo come rivolti delle terze. Come per le settime e le ottave utilizzeremo 2 corde non adiacenti. Partiremo dall'intervallo MI/DO, con il MI al basso. Seguite il procedimento precedente.

Seste

Applicate l'esercizio a tutte le coppie di corde.


Quinte e quarte

Quinte e quarte trovano largo utilizzo nel rock, infatti siamo nel mondo dei power chords. Possono servire per creare dei riff - qualcuno qui conosce Smoke On The Water? - o per armonizzare una linea rendendola più corposa. Ecco lo studio sulle quinte, in stato fondamentale.

Quinte

Applicate l'esercizio a tutte le coppie di corde.

Adesso studiamo le quarte come rivolti delle quinte.

Quarte

Applicate l'esercizio a tutte le coppie di corde.


Settime e seconde

Con settime e seconde ci avviciniamo al mondo delle dissonanze. Questo avviene con entrambi gli intervalli, anche se l'effetto dissonante è più marcato nelle seconde a causa della maggior vicinanza tra le note. Possono essere utilizzati per creare ambientazioni sonore di vario tipo.

Studiamo le settime in stato fondamentale.

Settime

Applicate l'esercizio a tutte le coppie di corde.

Passiamo alle seconde, che studieremo come rivolti delle settime. Ripeto: qui siamo nel mondo delle dissonanze, non vi aspettate quindi suoni di per sé gradevoli.

Seconde

Applicate l'esercizio a tutte le coppie di corde.


Le ottave

Le ottave sono delle consonanze perfette. Funzionano sempre, ed hanno una moltitudine di applicazioni: dalle ritmiche funk, all'esposizione di temi melodici, all'improvvisazione nello stile di Wes Montgomery.

Ottave

Applicate l'esercizio a tutte le coppie di corde.


Consigli su come applicare gli intervalli sulla chitarra e continuare a studiare

Il prossimo passo è provare ad applicarli nel suonato. Ecco alcuni consigli puramente indicativi per applicarli su delle basi di tipo modale, per rompere il ghiaccio.

Terze e seste: mettete un accordo fisso in background - un G7 per esempio - e iniziate a scorrere terze e seste creando variazioni ritmiche e melodiche. Genere suggerito: blues.

Quinte e quarte: mettete un accordo fisso - per esempio un Dm7 - e provate a suonare delle frasi semplici utilizzando quinte e quarte. Genere suggerito: rock.

Settime e seconde: mettete un accordo fisso - per esempio un Am7 - e provate a creare delle tessiture sonore anche con l'utilizzo di effetti come chorus e delay utilizzando settime e seconde. Genere suggerito: pop/ballad.

Applicate questi concetti a varie tonalità e su più modi, sarà sicuramente un percorso che vi farà capire meglio un argomento fondamentale dell'armonia, le relazioni tra le note e i meccanismi della chitarra.

Ciao, buono studio e alla prossima.

fine
Luca Gelli - 

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