Scritto da: Luca Gelli - Categorie: teoria e armonia

L'interscambio modale: spiegazione, analisi ed esempi

L'interscambio modale è un argomento studiato nei vari corsi di armonia. Cerchiamo di capirne l'applicazione attraverso alcuni esempi pratici e l'analisi armonica.


L'interscambio modale è fondamentalmente una tecnica compositiva. Consiste nell'utilizzare, in una progressione armonica, accordi derivanti da due tonalità parallele. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capirne l'utilizzo analizzando e ascoltando alcuni semplici esempi.


Cosa c'è da sapere prima di continuare

Per capire cos'è un interscambio modale dovete avere ben chiari i concetti di base dell'analisi armonica. Quindi se pensate di avere bisogno di un ripasso o un approfondimento, o comunque volete capire meglio la filosofia e la terminologia che utilizzo di solito per spiegare i vari argomenti di armonia, date un'occhiata all'articolo dedicato.


Armonia diatonica e armonia cromatica

Distinguiamo i concetti di armonia diatonica e armonia cromatica. A volte nei corsi di teoria e armonia si parla di sostituzioni diatoniche e cromatiche, ma il significato non cambia.

L'armonia diatonica, e di conseguenza le sostituzioni diatoniche, prevedono l'utilizzo esclusivamente di note - e di accordi - appartenenti alla tonalità in cui ci troviamo. Questo vuol dire se siamo in DO maggiore utilizzeremo solo accordi che contengono note appartenenti a questa tonalità. Non toccheremo accordi che contengono note esterne a DO maggiore. Se volete approfondire il concetto delle sostituzioni diatoniche provate a dare un'occhiata qui.

Al contrario l'armonia cromatica prevede proprio l'utilizzo di accordi contenenti note esterne alla tonalità in cui ci troviamo, senza però aver modulato in un'altra tonalità. Abbiamo già toccato argomenti compresi nell'armonia cromatica, come per esempio le dominanti secondarie.


Cosa sono le tonalità parallele

Le tonalità parallele sono una tonalità maggiore e una minore costruite sulla stessa tonica. Chiariamo il concetto con un esempio pratico, armonizzando una scala maggiore e una minore costruite aventi entrambe la stessa nota fondamentale: DO.

Questa è la scala maggiore armonizzata utilizzando le triadi.

Scala DO maggiore armonizzata con triadi

Mentre questa è l'armonizzazione della parallela minore.

Scala DO minore armonizzata con triadi

Adesso ripetiamo il procedimento con le quadriadi. Ecco l'armonizzazione della scala maggiore di DO.

Scala DO maggiore armonizzata con quadriadi

E per finire questa tabella vediamo gli accordi derivanti dall'armonizzazione della scala minore naturale parallela, sempre con le quadriadi.

Scala DO minore armonizzata con quadriadi

Esempi di applicazione dell'interscambio modale

A questo punto possiamo vedere alcuni esempi in cui utilizziamo la tecnica dell'interscambio modale. Per praticità vedremo esempi che utilizzano le triadi. Il tutto è poi applicabile anche asi relativi accordi a 4 voci.

Premetto che per la maggior parte dei casi - sia in questo articolo che nella musica che possiamo ascoltare attraverso i vari media - troveremo una progressione armonica, ovvero un giro di accordi, in tonalità maggiore che prende a prestito alcuni accordi dal modo minore.

Il primo esempio che vi propongo è basato su una cadenza in DO maggiore: 2 battute in DO maggiore (C) e 2 in FA maggiore (F). Quindi gli accordi costruiti sul I e sul IV grado della tonalità maggiore.

Cadenza IV I

Sostituiamo il FA maggiore (F) con il FA minore (Fm), preso in prestito dalla scala minore naturale di DO che abbiamo visto precedentemente. Si tratta quindi del IV minore.

Cadenza IV I con interscambio modale

In molti brani, dal pop al jazz, potete trovare anche l'uso del IV maggiore che va al IV minore per poi risolvere sull'accordo di tonica.

Cadenza IV I con interscambio modale

Possiamo fare la stessa cosa sostituendo il V grado (G) della tonalità maggiore col quinto della parallela minore (Gm).

Ecco l'esempio di partenza con 2 battute di DO (C) e 2 di SOL (G).

Cadenza V I

E come abbiamo fatto precedentemente sostituiamo il SOL maggiore (G) con il SOL minore (Gm), preso in prestito dalla tonalità parallela.

Cadenza V I con interscambio modale

Ecco ora un altro caso che possiamo trovare in molti brani: utilizzare il bVI (Ab) e il bVII (Bb), entrambi presi dalla tonalità parallela, per poi risolvere sul I maggiore.

Cadenza bVI bVII I

Ovviamente ci sono molte possibilità, spero che questi pochi esempi possano comunque avervi fatto capire di che cosa parliamo quando usiamo la dicitura interscambio modale.

Andiamo avanti.


Interscambio modale da minore a maggiore

Come già accennato precedentemente i casi in cui ci troviamo in una tonalità minore e prendiamo in prestito accordi dalla parallela maggiore sono meno comuni. Possiamo estrapolare un esempio dal giro di accordi tratto dalla strofa di One degli U2.

Esempio strofa One - U2

In questo caso il secondo accordo (D) è il IV grado della tonalità LA maggiore, seppure il giro sia in tonalità di LA minore. Se il giro fosse prefettamente diatonico alla tonalità - cioè se utilizzasse solo note della tonalità minore - dovrebbe prevedere l'utilizzo del Dm. Potete sentire l'effetto della presenza di questo accordo nel prossimo esempio che vi propongo.

Un ultimo caso molto diffuso, anche se in realtà è classificato come una cadenza a sé stante, è la cosiddetta terza piccarda. Questa consiste nella risoluzione finale di un brano minore, che però va a chiudere utilizzando l'accordo di tonica mutuato dalla tonalità parallela maggiore.

Esempio terza piccarda

Altre considerazioni sull'interscambio modale

Una precisazione: in alcuni testi il concetto di interscambio modale è allargato all'utilizzo di tutti i modi.

Come scrivo sempre nei miei articoli riguardanti l'armonia, dobbiamo ricordarci che le spiegazioni teoriche sono sempre successive alla creazione della musica. Per capirci meglio con un esempio sul linguaggio: le regole grammaticali arrivano sempre dopo la lingua parlata. Quindi consiglio di capire i meccanismi senza restare troppo attaccati alle definizioni tecniche. E' molto più utile cercare di sentire come queste variazioni armoniche suonino, e quali tipi di atmosfera possano creare.

Ciao, buono studio e alla prossima.

fine
Luca Gelli - 

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