Scritto da: Alessio Lottero - Categorie: blues / guitar stories

John Mayall: happy birthday mr. blues

Pioniere del blues britannico e grande divulgatore della musica americana in Inghilterra, John Mayall spegne 90 candeline


Introduzione

la nostra rubrica ha oggi un'occasione speciale, considerata da molti una fortuna insperata. Quella cioè di omaggiare uno tra i più longevi e significativi capitoli nella storia del blues: la vita e la musica di John Mayall.

In occasione del suo novantesimo compleanno, celebrato il 29 novembre scorso, ripercorriamo le gesta del padre del british blues, protagonista della nascita della scena inglese.

Il blues made in England

Si è spesso sottolineato come l'evoluzione del blues sia sempre stata caratterizzata da un perpetuo scambio di suggestioni tra le due sponde dell'Atlantico. Il costante passaggio di testimone tra scena americana e controparte inglese, partendo dalla sua genesi nel delta, è il punto fermo di tale viaggio musicale.

Abbiamo a suo tempo esaminato il fenomeno nel nostro articolo che mette a confronto le due scuole, tra caratteristiche condivise e specifici tratti distintivi. Il risultato di tale "ping pong" culturale è la nascita di due realtà fortemente consonanti, sebbene esclusive ed indipendenti.

Ai pionieri del blues britannico va il lustro di aver portato il sound del delta in Inghilterra, rivelandolo alla generazione entrante di musicisti autoctoni. Il risultato di tale impresa culturale è la vivificazione di una scena ormai in stand by e la resa giustizia ai black heroes americani, fortemente bistrattati in patria.

E' questa la prefazione di uno dei capitoli essenziali per la nascita del rock blues, scaturito dalla vocazione di personaggi ispirati, che si incaricano di importare il delta blues in Europa e di restaurarlo secondo le sfumature "bit" made in London.


John Mayall

John Mayall

Il personaggio di John Mayall è legato a filo doppio all'evoluzione della musica di estrazione afroamericana, nella sua accezione inglese dei primi sixties. E' indubbiamente uno degli indiscussi pionieri del blues anglosassone e tra gli artefici dell'inarrestabile propagarsi della febbre da black music, che contamina Londra e ne fa la capitale europea del r&b.

Il contributo di Mayall alla nascita di un blues revival tutto inglese lo colloca nell'olimpo degli apripista del genere, al fianco di figure nevralgiche come Graham Bond e The Yardbirds. Nonostante le varie contaminazioni da cui si lascerà sedurre nel corso della sua interminabile attività, Mayall giura da subito eterna fedeltà al blues e ne reinventa i dettami stilistici, fornendo una versione esclusiva che rende giustizia ai suoi eroi del delta.

L'impegno di John Mayall alla causa del blues non si limita tuttavia alla sua imponente produzione musicale. Il polistrumentista ha infatti anche il merito di aver svolto mansioni di grande divulgatore della black music, vivificandone l'impatto sul ricettivo pubblico londinese di quegli anni. Una missione culturale, questa, atta a consolidare l'encomiabile lavoro di Alexis Korner, altro personaggio centrale nella storia del blues britannico.

John Mayall, festeggia i suoi novant'anni rigorosamente on stage, sebbene diradando ovviamente i suoi appuntamenti dal vivo, ma dimostrando una filosofia squisitamente on the road che ha il profumo di tempi andati, consegnati alla storia.


The Bluesbreakers

John Mayall & The Bluesbreakers With Eric Clapton

Una carriera vasta come quella di John Mayall, trascorsa attraverso decenni fondamentali per la storia della musica blues, non poteva non fregiarsi di illustri collaborazioni. Il cantante, chitarrista, tastierista e armonicista inglese vanta infatti featurings divenute quasi leggendarie.

Il contenitore di queste numerose eccellenti partecipazioni è l'ensemble fondato da John Mayall agli inizi, dopo appena qualche episodio discografico di esordio: The Bluesbreaker. Tra il 63 e il 69 la produzione discografica e l'attività live di Mayall si svolgerà sotto questo nome.

Bluesbreaker è dunque lo scenario dei battesimi di molti celebri musicisti inglesi, che, ingaggiati da John Mayall, si affinano prima del proprio grande salto verso la ribalta.

E' in questo contesto che grandi carriere si consolidano e audaci promesse musicali vengono mantenute. Sotto la guida di John Mayall, autentico purista del blues, gli eroi del rock che ne fanno gavetta sono molti: Eric Clapton, Jack Bruce, Mick Taylor e Peter Green ad esempio.

Il disco di maggior successo della band, che poi è anche l'apice massimo della produzione di Mayall è il disco del 66 con Eric Clapton. Abbiamo avuto modo di recensirlo tempo addietro in questo articolo sui 10 dischi di rock blues da ascoltare.


Ascolto consigliato: John Mayall - Jazz Blues Fusion (1972)

John Mayall - Jazz Blues Fusion (1972)

Il disco Jazz Blues Fusion è un estratto di poche, splendide registrazioni di alcune date americane del tour di John Mayall del 1972. Per la precisione, le tracce fanno riferimento agli spettacoli tenuti a Boston e New York, con una band costruita per l'occasione.

L'organico comprende Blue Mitchell alla tromba, Clifford Solomon al sax, Larry Taylor al basso, Ron Selico alle percussioni e Freddy Robinson alla chitarra. John Mayall , che del disco è anche il produttore, si schiera alla voce, armonica e chitarra, oltre che come di consueto, nelle parti di piano presenti.

L'atmosfera dell'album è un riuscitissimo tuffo in quelle tipiche sonorità di cui John Mayall si infatuò da ragazzo. La fusione tra jazz e blues è magistralmente rappresentata dagli esecutori, vecchie glorie del panorama americano, che intraprendono con Mayall un lungo tour in USA.

Sebbene sia registrato live tramite studio mobile, pratica certo ardua per i tempi, il disco è un prodotto assolutamente pregevole ed espone un'innegabile cura sonora. Il merito va certamente a Eddie Kramer, tecnico del suono considerato un luminare per alcuni tra i dischi più belli della storia, che cura il missaggio di questo lavoro.

Jazz Blues Fusion è considerato uno dei capitoli discografici più felici nella carriera di John Mayall. L'album è anche considerato lo spartiacque tra l'era Bluesbreaker e il prosieguo di carriera solista , che è incredibilmente tuttora in corso.



In conclusione

Il 29 novembre scorso John Mayall ha spento 90 candeline. Una carriera monumentale e significativa, la sua, che lascia un'impronta indelebile nella scena d'oltre manica e una fonte di ispirazione inesauribile per tutti i musicisti del settore. Parlando di r&b inglese, la figura di Mayall è alla stregua di quella di un guru. Un profeta musicale, dunque, che mai ha rinnegato la sua passione per il blues, a cui ha dedicato la sua vita con una fedeltà incrollabile

Proprio il suo incondizionato amore per il genere, scevro dalle lusinghe del mainstream che avrebbe potuto garantirgli ben altri sfarzi, ha "condannato" Mayall ad una nicchia frequentata esclusivamente dagli appassionati.

Ciò nonostante, John Mayall ha saputo dettare le regole del british revival e gettare quelle che sono le basi per l'evoluzione del rock blues. Difficile quindi non percepire la sua influenza in band e dischi storici, portati in auge dai grandi musicisti che, grazie a lui, mossero i primi passi nella musica. Molti sono i nomi noti che devono la propria fortuna alla gavetta tra le fila dei Bluesbreakers, officina artistica di questo grande padrino del blues.

Dunque, una volta di più, happy birthday mr. blues!


fine
Alessio Lottero - 

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