Scritto da: Sergio Casabianca - Categorie: guitar stories

Joe Pass, il sorriso della chitarra jazz

Joe Pass è stato uno dei più grandi chitarristi jazz della storia, unico nel suo modo di suonare in solo guitar, la sua produzione ci riserva anche altre sorprese inattese.


Joe Pass, al secolo Jospeh Anthony Passalacqua, è stato uno dei chitarristi più importanti ed influenti nella storia della chitarra jazz e non solo. Come si evince chiaramente dal suo vero cognome, le sue origini sono proprio italiane, come per diversi dei più grandi talenti della musica jazz e moderna. Pass ha contribuito enormemente all’immagine del chitarrista jazz virtuoso ma autosufficiente. La sua grande capacità di suonare in solo guitar ha dato grande lustro alla timbrica ed alle possibilità armoniche e ritmiche del suo strumento a partire dagli anni ’60. E’ stato senza dubbio anche una grande accompagnatore, come nel caso della felice collaborazione in duo con Ella Fitzgerald. Pass stupisce sempre di più andando ad indagare nel profondo: è stato anche un grande utilizzatore di chitarre solid body, ha suonato in diverse formazioni ed ha composto ed orchestrato per large ensemble.

Joe Pass, il sorriso della chitarra jazz
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Il consiglio del padre: "Non lasciare nessuno spazio"

Joe Pass era figlio di un immigrato siciliano che si era trasferito in America per lavoro. Nacque a New Brunswick, in New Jersey, il 13 gennaio 1929.
Il padre gli regalò una chitarra all’età di 9 anni. Fu ben presto evidente lo spiccato talento del giovanissimo Pass ed il padre gli diede un singolare, ma importantissimo consiglio:
“Non lasciare nessuno spazio”.
La frase si riferisce all’attitudine, subito manifesta, di utilizzare la chitarra come una sorta di riduzione orchestrale, armonizzando temi, lavorando con bassi ed accordi, riempiendo gli spazi vuoti con delle frasi di raccordo. E’ da questo assunto che si comincia a configurare lo stile di Joe Pass, che ha folgorato poi migliaia di ascoltatori ed amatori. 
Già da adolescente inizierà a girare l’America come sideman di diversi progetti, fino a quando, a metà degli anni ’50, cadrà nel vortice della droga dovendo abbandonare lo strumento per anni.


Gli anni difficili

Mi piace spesso ricordare il sorriso di Joe Pass perché ha sempre espresso un modo di suonare e stare sul palco carico di vibrazioni positive tra divertimento, goliardia ed autoironia, oltre che la giusta serietà nei momenti più intensi.
Tuttavia è bene precisare come abbia certamente conosciuto il disagio, la disperazione e l’oscuro. Come detto in precedenza, a metà degli anni ’50 finì in carcere per motivi di droga. Trasferitosi prima a Pittsburgh e poi a New York, sviluppò ben presto una dipendenza dall’eroina e non solo. 
In una sua intervista per Rolling Stone, Joe confessa che in quegli anni il suo primo pensiero fosse sballarsi, il secondo la musica ed infine le donne.
 “La prima di queste cose prendeva tutte le mie energie.” A ristabilire Joe Pass e rimetterlo in carreggiata per la sua carriera furono 2 anni e mezzo di riabilitazione presso il centro Synanon di Santa Monica.


La rinascita ed il successo

Durante gli anni ’60 Pass conobbe senza dubbio il periodo più positivo della sua carriera.
Nei primi anni della decade registrò alcuni dischi molto importanti per la Pacific Records: 
Catch Me, 12- String Guitar,  il celeberrimo For Django e Simplicity. La rivista Downbeat gli conferì il premio “Nuova Stella” nel 1963. In questi anni Pass collaborò con diversi artisti di spicco, dai cantanti Sara Vaughan e Frank Sinatra al pianista George Shearing con cui fece un tour nel 1965. Inoltre lavorò moltissimo per la TV a Los Angeles. 


All’inizio degli anni ’70 nacque una delle tante fruttuose collaborazioni: il duo con Herb Hellis, altro grande chitarrista jazz, che li portò a registrare Jazz/Concord, primo titolo della Concord Jazz appena nata.
Pass si fece notare anche come grande esempio didattico ed ottimo divulgatore: pubblicò una serie di libri compreso l’apprezzatissimo Joe Pass Guitar Style, scritto insieme a Bill Thrasher.
Qui di seguito una foto con Herb Ellis.

Joe Pass e Herb Ellis insieme durante un concerto
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Lo stile di Joe Pass

Bisogna doverosamente spendere un paragrafo per parlare dello stile di Pass e d come abbia influenza le generazioni di chitarristi jazz a venire.
Il mondo del solo guitar è stato l'ambito in cui Pass ha dettato legge ed praticamente diventato eterno. Il modo di armonizzare ed improvvisare è fondato per sua stessa ammissione sul sistema CAGED. Il tutto è meravigliosamente arricchito da una grande padronanza del linguaggio bebop, sia in senso melodico, quanto armonico: si ricorda spesso l'uso di accordi diminuiti di passaggio, sostituzioni cromatiche sulle cadenze II V I, che fosse di tritono o proprio di spostamento della cadenza. Dato lo stile, gli era congeniale suonare con la dita, sfruttando molto anche il legato. Talvolta poteva quasi sembrare l'evoluzione jazz di un chitarrista classico. Era abilissimo anche col plettro, dal grande suono staccato, spesso utilizzato quando suonava in combo.

Gli anni ’70 e la Pablo Records

Nel 1970 il fondatore di Verve Records, celebre casa discografica che pubblicò anche diversi dischi di Wes Montgomery, propose un contratto a Joe Pass un contratto per la nuova Pablo Records.
Questi sono gli anni senza dubbio più produttivi in termini discografici e di collaborazioni:
Nel ’74 uscì Virtuoso, forse il disco più famoso di Pass. Lo stesso anno venne pubblicato The Trio, con Oscar Peterson e Niels-Henning Orsted Pedersen: questo disco vinse il Grammy l’anno seguente.
In questi anni furono diverse altre collaborazioni stellari: Duke Ellington, Milt Jackson, Count Basie, Dizzy Gillespie ed Ella Fitzgerald, con la quale ricordiamo uno strepitoso concerto in duo ad Hannover nel 1975.

Con Ella Fitzgerald Joe Pass registrò 4 album, sempre per Pablo Records: Take Love Easy, Fitzgerald and PassAgain, Speak Love e Easy Living.
Negli anni con la Pablo Records, oggi assorbita dalla Fantasy Records, spicca sicuramente il grande disco Virtuoso del 1973. In questo album Pass suona in guitar solo aumentando l'attenzione su questo meraviglioso tipo di performance. Ci saranno altri dischi dal titolo uguale a completare una serie.


Le chitarre di Joe Pass

Addentrandoci nella curiosità chitarristica, possiamo ricordare alcuni famosi modelli di chitarre usate da Joe Pass.
Alcune di queste sono famosissime ed associati alla sua figure, altre ci sorprenderanno.Partiamo da una chitarra che ebbe una grandissima importanza per Pass in anni molto complessi: si tratta della Fender Jazzmaster. La solid body in questione sembra non essere il primo strumento da associare al chitarrista, ma fu lo strumento che aveva disposizione durante il suo soggiorno forzato nel centro di riabilitazione Synanon. Esistono anche performance con la simile Fender Jaguar.

Solid body nel jazz. Pass con la Fender


Qui di seguito, in video del progetto Sound of Synanon, dei primi anni ’60, ispirato alla sua esperienza nel centro di riabilitazione. 


La Gibson ES-175 e le signature

Senza dubbio la chitarra più rappresentativa di Joe Pass fu la ES-175 di casa Gibson. Si dice che la prima fu un regalo di un suo amico per il compleanno del 1963. Vedendolo suonare con una solid body, fu chiaro integrare timbro e sound con una bella chitarra jazz d’alto livello. Inoltre, essendo Joe Pass nato a gennaio, ed avendo ricevuto il primo “New Star” da Downbeat proprio nel 1963, non possiamo escludere che anche la ES-175 giocò un ruolo fondamentale nella diffusione delle abilità del grande chitarrista.
Nel 1970, invece, Pass iniziò a suonare una bellissima D’acquisto costruita appositamente per lui.
Dal 1980 in poi troviamo due modelli a nome di Joe Pass; L’Ibanez JP20, non troppo amata dalla stesso Pass, ma molto utilizzata all’estero in quanto sotto contratto; l’Epiphone Joe Pass molto diffusa dopo al dipartita del chitarrista e di grande rapporto qualità prezzo.

Gibson Es-175 usata da Pass

Joe Pass ed il suo grande lascito

Joe Pass muore nel 1994 a causa di cancro al fegato , a Los Angels, città in cui ha vissuto per gran parte della sua vita. Inutile descrivere il vuoto lasciato tra amatori, ammiratori e colleghi. Si dice che l’ultimo concerto sia stato in duo con John Pisano, al quale disse a fine concerto “I can’t play anymore”.
Pass è stato per tanti chitarristi ed appassionati di chitarra jazz lo zio acquisito che ti portava il sorriso, con la sua grinta, fantasia ed energia. Inoltre è ricordato per la sua gigantesca mole di conoscenza, abilità e finezza musicale. 
Senza Joe Pass, il mondo della chitarra jazz non sarebbe stato lo stesso, probabilmente ne avrebbe risentito il coraggio di esporre la propria vena jazz su uno strumento che non ti fa sconti. La chitarra non ti dà la potenza di una sax e la grazia di piano, ma se usata con grande saggezza e sapienza, regala tanta poesia. E tantissima è stata la poesia jazz che Joe Pass ha regalato al mondo. Grazie Zio Joe!

fine
Sergio Casabianca - 

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