Come funzionano le principali cadenze armoniche e quale ruolo svolgono nell'armonia moderna.

Le cadenze armoniche rappresentano uno degli elementi fondamentali dell'armonia moderna. Ogni brano, infatti, si sviluppa attraverso una successione di accordi che prende il nome di progressione armonica.
Nella musica tonale, queste progressioni sono costruite attorno a una tonalità di riferimento e danno origine ai classici giri di accordi che caratterizzano gran parte del repertorio moderno. Se desideri approfondire le differenze tra armonia tonale, armonia modale e armonia blues, puoi leggere l'articolo dedicato.
Il modo in cui gli accordi si susseguono determina il senso di tensione, stabilità o risoluzione percepito dall'ascoltatore.
Comprendere il funzionamento delle principali cadenze armoniche permette quindi di analizzare con maggiore consapevolezza le progressioni armoniche e di utilizzarle nella composizione, nell'arrangiamento e nell'improvvisazione.
Le principali cadenze dell'armonia tonale
Sebbene esistano definizioni ampiamente condivise, alcuni aspetti della classificazione delle cadenze possono variare a seconda del testo di armonia adottato, del periodo storico preso come riferimento e dell'approccio didattico dell'autore.
In questo articolo faremo riferimento alle definizioni più diffuse, segnalando quando una determinata cadenza viene interpretata in modo diverso da altri testi. L'obiettivo è fornire una panoramica chiara e pratica delle principali cadenze utilizzate nell'armonia tonale.
È inoltre importante ricordare che una cadenza non è definita esclusivamente dalla successione degli accordi, ma anche dal contesto musicale in cui si trova. La stessa progressione armonica può infatti assumere funzioni diverse a seconda della melodia, del ritmo e del punto della frase in cui viene utilizzata.
Analizzeremo le seguenti cadenze:
- Cadenza perfetta
- Cadenza plagale
- Cadenza d'inganno
- Cadenza sospesa
- Cadenza evitata
Per capire pienamente l'argomento dovete avere ben chiari i concetti di armonizzazione della scala maggiore e minore e la loro analisi in gradi.
Cadenza perfetta
La cadenza perfetta è la cadenza più conclusiva dell'armonia tonale. Si basa sul passaggio dal V grado al I grado e genera una forte sensazione di stabilità grazie alla naturale attrazione dell'accordo di dominante verso la tonica.
V → I
È una delle cadenze più utilizzate per concludere una frase musicale, una sezione o un intero brano ed è alla base di moltissime progressioni armoniche.
Esempi
DO maggiore
Triadi
G → C
Accordi di settima
G7 → Cmaj7
LA minore
Triadi
E → Am
Accordi di settima
E7 → Am7
Esempio in una progressione armonica maggiore
C – Am – Dm – G – C
Esempio in una progressione armonica minore
Am – Dm – E – Am
NOTA: nella tonalità minore il V grado è spesso preso in prestito dalla scala minore armonica, per questi negli esempi visti in tonalità minore è presente l'accordo MI maggiore (E).
Una variante: la cadenza imperfetta
Alcuni testi di armonia descrivono anche la cadenza imperfetta, considerata una variante meno conclusiva della cadenza perfetta. La sua definizione può variare a seconda dell'autore. Nella tradizione teorica italiana la cadenza imperfetta viene spesso identificata con una risoluzione della dominante sulla tonica in primo rivolto. Altri testi, invece, utilizzano lo stesso termine per indicare il passaggio della dominante al III grado.
Esempi (DO maggiore)
Risoluzione sul III grado
Triadi
G → Em
Accordi di settima
G7 → Em7
Risoluzione sul I grado in primo rivolto
Triadi
G → C/E
Accordi di settima
G7 → Cmaj7/E
Cadenza plagale
La cadenza plagale collega il IV grado al I grado e produce una risoluzione generalmente più morbida rispetto alla cadenza perfetta.
IV → I
Può essere utilizzata per concludere una frase musicale oppure per confermare la sensazione di risoluzione dopo il raggiungimento della tonica. Insieme alla cadenza perfetta rappresenta una delle principali forme di risoluzione dell'armonia tonale.
Esempi
DO maggiore
Triadi
F → C
Accordi di settima
Fmaj7 → Cmaj7
LA minore
Triadi
Dm → Am
Accordi di settima
Dm7 → Am7
Esempio in una progressione armonica maggiore
C – Am – G – F – C
Esempio in una progressione armonica minore
Am – G – Em – Dm – Am
Cadenza d'inganno
La cadenza d'inganno inizia come una cadenza perfetta, quindi con l'accordo di dominante, ma invece di risolvere sul I grado si dirige generalmente verso il VI grado. In questo modo la conclusione attesa viene rimandata e la progressione armonica può proseguire il proprio sviluppo.
V → VI
Alcuni testi estendono il concetto di cadenza d'inganno anche ad altre risoluzioni della dominante diverse dal I grado. In questa trattazione faremo riferimento alla forma più comune, caratterizzata dal passaggio al VI grado.
Esempi
DO maggiore
Triadi
G → Am
Accordi di settima
G7 → Am7
LA minore
Triadi
E → F
Accordi di settima
E7 → Fmaj7
Esempio in una progressione armonica maggiore
C – Dm – G – Am – Dm – G – C
Esempio in una progressione armonica minore
Am – Dm – E – F – Dm – E – Am
Cadenza sospesa
La cadenza sospesa si verifica quando una progressione armonica termina sull'accordo di dominante senza risolvere sulla tonica. Questo crea una naturale sensazione di attesa, che verrà soddisfatta solo con la successiva risoluzione.
In molti testi questa cadenza viene indicata anche come semicadenza.
Un esempio tipico è la successione Dm7 → G7 nella tonalità di DO maggiore: la progressione si ferma sull'accordo di dominante e poi si ripete, senza arrivare a Cmaj7. Lo stesso principio si ritrova in numerosi brani della musica moderna; ad esempio, nell'accompagnamento di Oye Como Va di Santana, la progressione rimane sospesa sulla dominante - in questo caso gli accordi sono Am7 | D7 - senza raggiungere la tonica.
Esempi
DO maggiore
Triadi
||: Dm → G :||
Accordi di settima
||: Dm7 → G7 :||
Cadenza evitata
In alcuni testi di armonia, la cadenza evitata indica una particolare modulazione nella quale il V grado di una tonalità, anziché risolvere sul I grado, si dirige verso il V grado di una nuova tonalità. In questo modo la conclusione prevista viene evitata e il discorso armonico prosegue nella nuova tonalità.
Esempi
DO maggiore → RE maggiore
C – Dm – G7 – A7 – D
In questo esempio G7, dominante della tonalità di DO maggiore, non risolve su C ma si dirige verso A7, dominante della tonalità di RE maggiore, preparando così la modulazione.
LA minore → MI minore
Am – Dm – E7 – B7 – Em
In questo esempio E7, dominante della tonalità di LA minore, evita la naturale risoluzione su Am e si dirige verso B7, dominante della tonalità di MI minore, introducendo la nuova tonalità.
Come abbiamo visto, alcune cadenze sono definite in modo pressoché univoco, come la cadenza perfetta e la cadenza plagale, mentre altre possono essere interpretate in maniera diversa a seconda del testo di armonia o dell'approccio teorico adottato. È il caso, ad esempio, della cadenza sospesa e della cadenza evitata, la cui definizione può variare in funzione del contesto musicale e della scuola di riferimento.
Per questo motivo è sempre consigliabile considerare le cadenze come strumenti per comprendere il funzionamento dell'armonia, senza ricercare classificazioni assolute. L'osservazione e l'analisi di brani reali rimangono il modo migliore per imparare a riconoscerle e utilizzarle in modo consapevole.
Tra i testi storici dedicati all'armonia tonale, Theory of Harmony di Arnold Schoenberg rappresenta ancora oggi uno dei riferimenti più autorevoli.
Allenare l'orecchio: il passo successivo
Conoscere la teoria delle cadenze è fondamentale, ma imparare a riconoscerle all'ascolto permette di sviluppare una comprensione molto più profonda dell'armonia. Distinguere il carattere risolutivo di una cadenza perfetta o quello più morbido di una cadenza plagale aiuta a capire meglio le funzioni degli accordi.
Se vuoi esercitare il tuo orecchio su questi concetti, leggi anche l'articolo dedicato al riconoscimento della cadenza perfetta e della cadenza plagale.
Test di autovalutazione
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