Mark Knopfler, leggendario fondatore dei Dire Straits e tra i più idolatrati guitar heroes degli anni 80, nasceva il 12 agosto 1949
Introduzione

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un profondo mutamento del mainstream musicale. Le mode, gli stili e l'apprezzamento del grande pubblico sembrano distaccarsi marcatamente da quello che una volta era chiamato classic rock. L' inevitabile cambio di rotta dei giorni nostri ha dunque dato vita ad una sorta di "effetto nostalgia" tra i vecchi cultori del rock, sempre più attenti a commemorazioni e ricorrenze storiche eccellenti.
Nelle nostre guitar stories abbiamo da sempre cercato di omaggiare queste date sensibili, trattando la storia del rock come cronaca appassionata di episodi epici, dischi leggendari e protagonisti illuminati. Ecco dunque che torniamo a parlare di un personaggio già noto alla nostra rubrica, inserito a buon diritto tra i chitarristi più influenti di sempre.
Oggi facciamo gli auguri a Mark Knopfler, chitarrista e cantante fondamentale per comprendere la trasformazione della musica rock a cavallo tra gli anni 80 e novanta. Il suo lavoro con i Dire Straits è encomiabile e rispettato universalmente; ma è nel prosieguo solista della sua carriera che possiamo cogliere le sfumature stilistiche che lo hanno reso un guitar hero raffinato ed elegante.
Mark Knopfler
Mark Knopfler nasce a Glasgow il 12 agosto del 1949 in una famiglia di origine ungherese. Sebbene la passione per la chitarra si sviluppi in giovane età, il suo viaggio musicale è tutt'altro che precoce. Complice l'ambiente proletario della Scozia di quegli anni, Mark si affaccia al mondo lavorativo in qualità di giornalista, lasciando la musica in disparte, relegata a passione collaterale.
Soltanto anni dopo, l'esigenza musicale inizia ad essere per Mark un richiamo irrinunciabile e non più procrastinabile, in alternativa ad un'esistenza più sicura ma decisamente inappagante. Inizia così, con una partenza decisamente morbida sebbene estremamente consapevole, la strada del "sultano dello swing".
Un approccio particolare
Mark Knopfler è seguito da molte generazioni di chitarristi affascinati, più che dalla tecnica sullo strumento, dalla capacità di sviluppare un sound unico e peculiare. Il suo tocco inconfondibile e lo stile estremamente personale sono frutto di un approccio allo strumento tutt'altro che convenzionale.
Lo stesso Knopfler ha più volte raccontato di come la sua prima scadente chitarra elettrica, con evidenti difetti, lo abbia costretto a posture e diteggiature anomale. Questo approccio forzatamente customizzato ha dato il via ad uno dei più significativi episodi della chitarra rock. Lo stile di Knopfler, riconoscibile al primo ascolto, è infatti riuscito a conquistare anche i puritani dell'iper- tecnica chitarristica.
Nell'eterno dilemma che affligge il mondo della sei corde, contrapponendo performances velocissime ad un lato "slow hand", Mark è da sempre uno dei più menzionati. Del resto, il suo playing ed approccio allo strumento sono talmente particolari da aver incuriosito molti giovani chitarristi che ne hanno nel tempo tratto ispirazione.
Dire Straits
Per molti anni, da fine anni 70 e per tutto il decennio eighties e primi anni 90, il nome di Mark Knopfler era un sinonimo di Dire Straits. La band conquista prima la scena musicale europea per poi affermarsi in Regno Unito e, successivamente, negli States. Mark è il frontman e chitarrista solista del gruppo, di cui scrive i classici e cura lo stile, declinandolo fin dal principio come una sua esclusiva invenzione musicale.
I fan dei Dire Straits sono implicitamente seguaci di Mark Knopfler, che con i suoi colleghi mette a segno un gran numero di successi, che lo fanno portavoce di un rock energico ma pulito e mai esagerato, reduce naturale della scena punk precedente, in Gran Bretagna.
Nonostante il successo di vendite, la fama internazionale e il lungo soggiorno sulle vette più alte delle classifiche, i Dire Straits sono da sempre una band divisiva, capace di spaccare il pubblico a metà. Questo forse a causa di una produzione musicale capace di sfornare simultaneamente capolavori assoluti e brani leggeri considerati un pò "silly" dalla branchia di audience più sofisticata.
A prescindere dai volubili gusti musicali della massa, Knopfler e soci hanno indiscutibilmente segnato la scena musicale mondiale. Lo hanno fatto spesso e soprattutto grazie ad album meravigliosamente indovinati, frutto della peculiare abilità di Mark, sia strumentale che compositiva.
Abbiamo ultimamente preso ad esempio nelle nostre stories l'album Brothers in Arms, recensendolo in questo articolo.
Ascolto consigliato: Mark Knopfler - Golden Heart (1996)
Abbiamo già parlato della discografia di Mark Knopfler sotto il nome dei Dire Straits. Grazie al lavoro di questa autorevole band, il chitarrista di Glasgow ha saputo crearsi un nome autorevole nel panorama musicale internazionale. I suoi più affezionati sostenitori ritengono però che il vero zenit della sua creatività, risieda nelle sue opere soliste.
Dal 1996 infatti Mark Knopfler abbandona il progetto in band per dedicarsi ad un percorso in solitaria. Il primo album solista è appunto Golden Heart del 1996: il nuovo biglietto da visita di Mark Knopfler. Spogliato dei cliché stilistici di fine anni 80, Mark può finalmente dar spazio ad un percorso completamente originale ed esclusivo; tale percorso consoliderà, a suon di capolavori, il suo nome nell'olimpo dei guitar heroes.
Golden Heart è un disco elegante, intimo e sofisticato, senza fronzoli dettati dal mainstream. E' il lavoro di un artista affermato e finalmente libero, senza debiti commerciali da dover saldare al music business. Come spesso accade, i lavori autentici ripagano generosamente: così è per questa rinascita discografica, che varrà all'autore consensi di pubblico e vendite importanti.
In conclusione
Mr. Knopfler compie dunque 77 anni. Oggi praticamente ritirato dalle scene live, ma attivissimo ancora nel lavoro in studio, Knopfler ha ormai le sembianze di un vecchio giornalista di cronaca; proprio il destino che rischiava di avere e che ci avrebbe privato di uno dei più significativi musicisti rock degli ultimi decenni.
Per nostra fortuna non è andata così: la prima sgangherata chitarra regalatagli dal padre lo ha stregato e lo ha consegnato alla grandezza.
