Scritto da: Luca Gelli - Categorie: teoria e armonia

Sostituzioni diatoniche: guida pratica alla sostituzione degli accordi

Come usare le sostituzioni diatoniche per variare una progressione armonica mantenendo la stessa funzione degli accordi.


Prima di parlare delle sostituzioni diatoniche, è utile comprendere un principio fondamentale dell'armonia: alcuni accordi appartenenti alla stessa tonalità possono svolgere una funzione armonica molto simile. Questa caratteristica permette, in molti contesti, di sostituire un accordo con un altro senza modificare in modo sostanziale l'equilibrio della progressione.

Se non hai ancora approfondito questo argomento, ti consiglio di leggere l'articolo dedicato alle aree tonali e alla funzione degli accordi, in cui viene spiegato perché alcuni accordi possono condividere lo stesso ruolo armonico. In questa guida vedremo invece come applicare quel principio nella pratica, utilizzando le sostituzioni diatoniche per arricchire e variare le progressioni armoniche.


Cosa sono le sostituzioni diatoniche

Le sostituzioni diatoniche permettono di sostituire un accordo con un altro appartenente alla stessa tonalità. Questa tecnica offre un modo semplice ed efficace per variare una progressione armonica, arricchendone il suono senza uscire dal contesto tonale.

Nei prossimi paragrafi analizzeremo quali accordi possono essere sostituiti tra loro e vedremo alcuni esempi pratici di applicazione.


Armonia diatonica e sostituzioni

Quando si parla di sostituzioni diatoniche, si pensa spesso a una progressione armonica già esistente nella quale alcuni accordi vengono sostituiti con altri. In realtà, lo stesso principio può essere applicato fin dall'inizio, durante la composizione, l'arrangiamento o l'armonizzazione di una melodia.

All'interno di una tonalità, infatti, una stessa funzione armonica può essere rappresentata da più accordi. La scelta dell'uno o dell'altro dipende dal risultato sonoro che si desidera ottenere, dal movimento del basso, dalla condotta delle voci o dalla melodia.

Inoltre, gli accordi appartenenti alla stessa area tonale non devono necessariamente sostituire quelli già presenti: in molti casi possono anche essere aggiunti alla progressione, creando passaggi armonici più ricchi senza alterarne la funzione complessiva. Le sostituzioni diatoniche possono quindi essere considerate uno strumento per ampliare le possibilità dell'armonizzazione diatonica, mantenendo sempre il legame con la tonalità di partenza.


Le aree tonali

Per applicare correttamente le sostituzioni diatoniche è sufficiente individuare l'area tonale di appartenenza di ciascun accordo.

Nelle tabelle seguenti trovi il riepilogo delle aree tonali nelle tonalità maggiore e minore.

Aree tonali nella tonalità maggiore

Area tonaleAccordi
TonicaImaj7IIIm7VIm7
SottodominanteIIm7IVmaj7
DominanteV7VIIø

Aree tonali nella tonalità minore

Area tonaleAccordi
TonicaIm7♭IIImaj7
SottodominanteIIøIVm7♭VImaj7
DominanteVm7♭VII7V7VII°7

Esempi di sostituzioni nel giro di DO maggiore

Per comprendere il funzionamento delle sostituzioni diatoniche, osserviamo una semplice progressione armonica in DO maggiore e alcune possibili varianti ottenute utilizzando accordi appartenenti alla stessa area tonale.

Vediamo il classico giro di DO armonizzato con accordi di settima (quadriadi). Oltre alle sigle degli accordi, sono indicati anche l'analisi armonica in gradi e l'area tonale di appartenenza (Tonica, Sottodominante e Dominante), così da evidenziare la funzione svolta da ciascun accordo all'interno della progressione.

Cadenza in DO maggiore

Nel prossimo esempio alcuni accordi sono stati sostituiti con altri appartenenti alla stessa area tonale. Come si può osservare dall'analisi riportata sopra il pentagramma, cambiano gli accordi, ma la funzione armonica di ciascuna battuta rimane invariata.

Sostituzioni diatoniche in DO maggiore

Le sostituzioni diatoniche non servono soltanto a sostituire un accordo con un altro. Come mostra la figura che segue, gli accordi appartenenti alla stessa area tonale possono anche essere aggiunti alla progressione, creando passaggi intermedi e arricchendo il percorso armonico senza modificarne la funzione complessiva.

Accordi diatonici aggiunti in DO maggiore

Questi esempi mostrano come gli accordi appartenenti alla stessa area tonale possano essere utilizzati sia per sostituire sia per aggiungere nuovi passaggi armonici, ampliando le possibilità di accompagnamento, arrangiamento e composizione.


Esempi di sostituzioni in tonalità minore

Lo stesso principio può essere applicato anche alla tonalità di LA minore, come mostrano gli esempi seguenti. Anche in questo caso vengono riportati l'analisi armonica in gradi e l'area tonale di appartenenza di ciascun accordo, così da evidenziare il mantenimento della funzione armonica.

Partiamo da una semplice progressione armonizzata con accordi di settima (quadriadi).

Cadenza in LA minore

I prossimi due esempi mostrano le stesse due possibilità già osservate nella tonalità maggiore: la sostituzione di alcuni accordi con altri appartenenti alla stessa area tonale e l'aggiunta di ulteriori accordi diatonici per arricchire la progressione armonica.

Sosotituzioni diatoniche in LA minore
Accordi diatonici aggiunti in LA minore

Anche nella tonalità minore, quindi, le sostituzioni diatoniche permettono di ottenere nuove soluzioni armoniche mantenendo inalterata la funzione di tonica, sottodominante e dominante.


Le sostituzioni diatoniche rappresentano uno dei primi strumenti per rendere una progressione armonica più varia e musicale senza allontanarsi dalla tonalità di partenza. Imparare a riconoscere le aree tonali e le possibili sostituzioni permette di accompagnare, arrangiare e comporre con maggiore libertà, scegliendo ogni volta la soluzione più adatta al contesto musicale.

Una volta acquisita padronanza di questo principio, sarà possibile esplorare tecniche di riarmonizzazione più avanzate, nelle quali le sostituzioni non si limitano agli accordi diatonici, ma coinvolgono anche accordi esterni alla tonalità, dominanti secondarie, sostituzioni di tritono e altre soluzioni tipiche dell'armonia moderna.

Il concetto di funzione armonica è stato sviluppato e sistematizzato da Arnold Schoenberg nel volume Structural Functions of Harmony, un'opera di riferimento nella storia della teoria musicale. Pur trattandosi di un testo accademico, non pensato come manuale pratico per musicisti pop o moderni, rappresenta una pietra miliare nello studio delle relazioni funzionali tra gli accordi.


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