Scritto da: Redazione - Categorie: guitar stories

Abbey Road: le chitarre dei Beatles

Abbey Road dei Beatles usciva il 26 settembre 1969: George Harrison, Something, Here Comes the Sun e lo storico scambio di assoli di The End


L’ultimo album registrato insieme

Il 26 settembre 1969 usciva nel Regno Unito Abbey Road dei Beatles. Sarebbe stato seguito l’anno successivo da Let It Be, ma Abbey Road fu l’ultimo album registrato da John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr insieme come gruppo.

Dopo l’impostazione più diretta delle sessioni di Get Back/Let It Be, i Beatles tornarono negli studi EMI di Abbey Road lavorando nuovamente su arrangiamenti e registrazioni molto elaborate.

Per un chitarrista è anche un disco particolarmente interessante. Dentro Abbey Road convivono infatti approcci molto diversi: la scrittura ormai pienamente matura di George Harrison, chitarre elettriche che dialogano con arrangiamenti complessi, parti acustiche diventate immediatamente riconoscibili e, verso la fine del disco, uno dei momenti chitarristici più particolari dell’intera storia dei Beatles.


George Harrison arriva definitivamente in primo piano

Nel 1969 George Harrison aveva ormai superato da tempo il semplice ruolo di chitarrista solista del gruppo. Su Abbey Road firma due dei brani più importanti dell’album: Something e Here Comes the Sun.

Something aveva una storia iniziata prima delle sessioni definitive dell’album. Harrison ne registrò un demo il 25 febbraio 1969, giorno del suo ventiseiesimo compleanno, accompagnandosi con la chitarra elettrica.

Quando i Beatles iniziarono a costruire la versione definitiva, il brano venne sviluppato attraverso diverse sessioni. In una delle fasi di registrazione Harrison suonò la chitarra attraverso un Leslie, il sistema di altoparlanti rotanti normalmente associato all’organo Hammond. È un dettaglio interessante perché mostra bene quanto, negli ultimi anni dei Beatles, la ricerca timbrica sulla chitarra fosse ormai parte integrante dell’arrangiamento.

Il solo di Something rimane un ottimo esempio del modo di suonare di Harrison: fraseggio melodico, poche note realmente necessarie e grande attenzione alla linea vocale e all’armonia.

In una band in cui Lennon e McCartney avevano dominato per anni la scrittura, Something divenne inoltre il primo brano composto da Harrison pubblicato dai Beatles come lato A di un singolo.


Suonare Something

Something è anche un ottimo brano da portare sulla chitarra perché permette di lavorare su una progressione armonica molto ricca e su una struttura ben caratterizzata. La sezione principale è in DO maggiore, mentre il bridge si sposta in LA maggiore e passa in double time, creando un netto cambio di percezione ritmica prima del ritorno al tempo iniziale.

La progressione contiene inoltre diversi accordi con basso specifico e movimenti cromatici che contribuiscono in modo decisivo all’accompagnamento. Nella chart qui sotto trovi la struttura completa del brano con gli accordi, i cambi di sezione e l’indicazione del double time nel bridge.

Abbey Road - Something

Here Comes the Sun e la chitarra acustica

L’altra composizione di Harrison presente nell’album è Here Comes the Sun, registrata tra luglio e agosto del 1969. Qui la chitarra svolge una funzione completamente diversa. L’accompagnamento acustico, gli arpeggi e le cellule ritmiche diventano parte dell’identità stessa del brano.

È una buona dimostrazione di quanto l’importanza di una parte di chitarra possa dipendere dall’accompagnamento quanto da un eventuale assolo. La figura acustica iniziale è immediatamente riconoscibile e accompagna una struttura nella quale Harrison gioca anche con la suddivisione ritmica e con cambi metrici nella sezione centrale.

Per chi studia accompagnamento e arrangiamento sulla chitarra, Here Comes the Sun rimane un riferimento particolarmente utile: una parte relativamente trasparente riesce a sostenere il brano, caratterizzarlo ritmicamente e allo stesso tempo lasciare spazio alla voce e agli altri strumenti.


Le chitarre dentro Abbey Road

Limitarsi ai due brani di Harrison darebbe però un’immagine incompleta del ruolo della chitarra su Abbey Road. Il disco attraversa continuamente linguaggi differenti.

Su Guitar Prof abbiamo già incontrato alcuni strumenti legati alla storia dei Beatles, come la Epiphone Casino e gli amplificatori Vox, diventati parte integrante dell’immaginario sonoro del gruppo.

Come Together parte da un impianto essenziale e bluesy; I Want You (She’s So Heavy) arriva invece a quasi otto minuti e costruisce gran parte della propria tensione attraverso la ripetizione di figure strumentali, chitarre e un finale sempre più denso.

Nella seconda facciata cambia ancora tutto. I singoli frammenti confluiscono progressivamente nel celebre medley e la chitarra assume di volta in volta funzione ritmica, melodica oppure di collegamento fra le varie sezioni.

L’edizione del cinquantenario del 2019 ha reso disponibili anche diverse take di lavorazione, tra cui Here Comes the Sun – Take 9, Something – Studio Demo, I Want You (She’s So Heavy) dalle sessioni ai Trident e The End – Take 3. Sono ascolti particolarmente interessanti per capire come gli arrangiamenti siano cresciuti in studio.


The End: Paul, George e John si scambiano gli assoli

Il momento più interessante per chi suona la chitarra arriva quasi alla fine del medley.

The End fu iniziata il 23 luglio 1969 e sarebbe diventata una delle ultime registrazioni realizzate collettivamente dai quattro Beatles. Il brano contiene anche il raro assolo di batteria di Ringo Starr, ma subito dopo arriva una sequenza ancora più particolare: Paul McCartney, George Harrison e John Lennon si alternano alla chitarra solista.

Gli assoli furono sovraincisi il 7 agosto 1969. L’ordine è Paul – George – John, ripetuto più volte in brevi interventi.

L’ingegnere Geoff Emerick ricordò che i tre amplificatori erano allineati nello studio e che le parti vennero registrate insieme sulla stessa traccia. Secondo il suo racconto, l’idea nacque spontaneamente e la registrazione conservò il carattere di un vero scambio fra i tre musicisti.

È un passaggio che vale la pena ascoltare cercando di riconoscere i tre chitarristi. Gli interventi sono molto brevi, ma mostrano personalità differenti. McCartney tende verso un fraseggio energico e blues, Harrison mantiene un linguaggio più cantabile e controllato, Lennon entra con un approccio più ruvido e diretto.

Proprio la brevità delle frasi rende il confronto ancora più evidente. Ogni musicista dispone soltanto di poche battute per rispondere a quello precedente. Ne nasce quasi una conversazione chitarristica, inserita nel punto in cui il medley sta arrivando alla sua conclusione.


Un disco da riascoltare pensando alla chitarra

A più di mezzo secolo dalla pubblicazione, Abbey Road offre ancora parecchio materiale da studiare sulla chitarra.

Si può partire dal fraseggio melodico di Harrison in Something, passare all’accompagnamento acustico di Here Comes the Sun, osservare la costruzione sonora di I Want You (She’s So Heavy) e arrivare infine agli assoli incrociati di The End.

È anche un buon esempio di quanto fosse diventato ampio il vocabolario chitarristico dei Beatles nel 1969. Chitarra ritmica, arpeggio, timbro, riff e fraseggio solista partecipano all’arrangiamento in modi differenti, spesso senza occupare necessariamente il primo piano.

E forse The End offre l’immagine più efficace: verso la fine dell’ultimo album registrato insieme, McCartney, Harrison e Lennon tornano per qualche battuta a fare quello che avevano fatto fin dall’inizio della loro storia. Suonare insieme.

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