Scritto da: Andrea Anichini - Categorie: tecnica

La scala minore melodica: costruzione e diteggiature

La scala minore melodica è sicuramente una delle scale più utilizzate dopo la scala maggiore. Se abbiamo studiato a dovere quest’ultima sarà sicuramente più facile fronteggiare la memorizzazione della minore melodica. Ecco quindi un breve elenco delle diteggiature nei sistemi in posizione più diffusi ovvero il CAGED, il sistema Leavitt e quello a tre note per corda. 


Dopo essersi cimentati nello studio delle diteggiature della scala maggiore, e di conseguenza anche della relativa minore, un passaggio fondamentale per implementare la nostra conoscenza della tastiera è lo studio della scala minore melodica. Se abbiamo fatto un buon lavoro e abbiamo lavorato bene sui nostri “fondamentali” in ambito maggiore, procedere con questo lavoro sarà indubbiamente più facile. Partendo da questo punto cercherò quindi di dare una panoramica il più sintetica ed esaustiva possibile su questo argomento. 


Scala minore melodica, bachiana, jazz minor scale: una precisazione sul nome

E’ necessario prima di tutto fare un importante precisazione: nella tradizione classica la scala minore melodica è detta tale quando altera i gradi che la caratterizzano rispetto alla minore naturale, solo nel frammento ascendente. In senso discendente questa scala perde le sue alterazioni. 

'Jazz Minor Scale' e 'Minore Bachiana' sono appellativi utilizzati rispettivamente in ambito moderno e classico per riferirsi ad una scala minore melodica che mantiene i suoi gradi caratteristici sia ascendendo che discendendo.  In questo articolo parlerò genericamente di minore melodica riferendomi a queste ultime due, visto il loro più comune utilizzo in ambito moderno. 


La costruzione della minore melodica

Come la minore armonica, la scala minore melodica nasce primariamente dalla necessità di inserire la sensibile all’interno della scala minore naturale. Rispetto a quest’ultima la minore melodica presenta il VI e il VII grado alzati di un semitono. La presenza della sesta maggiore e della settima maggiore la rendono molto vicina alla scala maggiore, dalla quale si differenzia soltanto per il terzo grado. 

Ricapitolando quindi la scala minore melodica ha seconda maggiore, terza maggiore, terza minore, quarta giusta, quinta maggiore, sesta maggiore e settima maggiore. Questi intervalli portano alla seguente struttura: 

E’ interessante notare che abbiamo ben quattro intervalli di un tono consecutivi, fatto questo che restituisce al secondo frammento della scala un sapore esotico, vicino alla sonorità della scala esatonale


Come studiare le scale

Studiare le posizioni può di sovente risultare tedioso ma, ahimè, è sicuramente un buon inizio. Come detto in precedenza, sapere bene la scala maggiore è un ottimo punto di partenza per memorizzare le diteggiature della minore melodica ma non dobbiamo dimenticare che aver memorizzato un box non significa saper utilizzare una scala. Eseguire bene la diteggiatura in posizione su sei corde non ci fa interiorizzare a pieno la scala e le sue sfumature.  Un buono studio passa successivamente attraverso la visualizzazione degli intervalli in orizzontale come in verticale, dall’armonizzazione, dal collegamento tra le posizioni, dall’esecuzione dei modi derivati in parallelo eccetera eccetera. Come sempre gli esercizi che possiamo eseguire sono potenzialmente infiniti. Questo richiede molto tempo e molta pratica. Intanto vediamo insieme le diteggiature nei sistemi in posizione più diffusi nella moderna didattica. 


I sistemi in posizione più diffusi

I sistemi più utilizzati oggi per studiare le scale in posizione sulla chitarra sono sicuramente tre: il CAGED, quello presentato nei metodi di W.G. Leavitt e infine la visualizzazione a tre note per corda. Ognuno di essi ha delle peculiarità, dei punti di forza e delle debolezze. Ognuno porta a fraseggi diversi e ad un approccio tecnico diverso. E’ quindi molto consigliabile studiarli tutti e tre mettendoli a confronto. 


Il sistema CAGED

Il CAGED è senza ombra di dubbio uno dei sistemi di visualizzazione della tastiera più utilizzati. Come abbiamo visto per quanto concerne la scala maggiore, questo sistema ha il grande vantaggio di essere strettamente correlato al trasporto delle forme accordali studiate (appunto C-A-G-E-D). Questo sistema permette quindi di visualizzare in modo immediato la relazione accordo/scala rendendo indubbiamente più facile approcciarsi all'improvvisazione.

D’altro canto il CAGED può risultare svantaggioso da un punto di vista più squisitamente tecnico: non avendo sempre lo stesso numero di note da eseguire su ogni singola corda, la plettrata alternata è sicuramente penalizzata in velocità. 

Come nella scala maggiore, anche nella minore melodica le posizioni utilizzate da questo sistema sono dette ‘strette’, in quanto non prevedono ‘stretch’ della mano sinistra. Tuttavia nella minore melodica ci ritroveremo in alcune diteggiature a dover coprire cinque tasti. E’ consigliabile in questo caso cambiare semplicemente posizione scivolando con il primo o con il quarto dito della mano sinistra.

Ecco quindi le cinque diteggiature della minore melodica di DO con il sistema CAGED. 

Scala minore melodica diteggiature CAGED

Le posizioni adottate nei metodi di W.G. Leavitt

Nei metodi di W.G. Leavitt adottati al Berklee Collage, la posizione viene definita in base ad un tasto della chitarra: parliamo quindi di ‘prima posizione’, ‘seconda posizione’ ecc. Il tasto che sta dietro a quello su cui è collocato il secondo dito è quello di posizione. Differentemente da quanto avviene nel sistema CAGED, utilizziamo lo ‘stretch’ del primo e del quarto dito della mano sinistra per coprire fino a 6 tasti favorendo il mantenimento della posizione. 

E’ chiaro che queste diteggiature sono finalizzate alla lettura: l’allargamento del primo e del quarto dito permette di evitare spostamenti lungo il manico mantenendo lo sguardo sullo spartito. 

Le cinque diteggiature della minore melodica deriveranno da quelle adottate dal solito metodo per la scala maggiore. Personalmente trovo il metodo Leavitt molto più facile da memorizzare proprio perchè, per ottenere la scala, basterà rimanere in posizione ed abbassare il terzo grado della scala maggiore. La scala minore melodica presenterà quindi diteggiature derivate

Diteggiature Leavitt fig. 1

Il nome di ogni posizione non è quindi legato all’accordo. Nella scala maggiore Leavitt prevede nelle diteggiature 1 e 1A lo ‘stretch’ dell’indice mentre sulla 4 l’allargamento del mignolo. Infine le posizioni 2 e 3 risulteranno strette. Nel ricavare la scala minore melodica avremo invece ‘stretch’ del primo dito anche su queste ultime due. 

A queste cinque posizioni (1, 1A, 2, 3 e 4)  se ne aggiungono altre due per coprire al meglio tutte le zone del manico. 

Diteggiature Leavitt fig. 2

Sistema a tre note per corda

Infine arriviamo a suonare la scala minore melodica tre note per corda. Questo metodo di visualizzazione tende a spostarsi in ‘obliquo’ fra le posizioni precedentemente usate per ottenere un evidente vantaggio: mantenere costante la plettrata durante il cambio di corda, alternando down-stroke e up-stroke. Questa caratteristica rende queste diteggiature della minore melodica facilmente eseguibili con l’economy picking.  

Come abbiamo detto ogni sistema ha punti di forza e di debolezza: sicuramente questo modo di vedere il manico, a mio avviso, non è particolarmente facile da memorizzare e soprattutto può portare a scelte poco musicali se usato in modo sbagliato. 

Spesso le sette diteggiature a tre note per corda vengono erroneamente utilizzate come modi della scala. In realtà, come riportiamo anche nel nostro articolo sulla scala maggiore, non è assolutamente cosi. 

Vediamo dunque le posizioni a tre note per corda della minore melodica

Scala minore melodica 3 note per corda

Un suggerimento di studio per la scala minore melodica

Il modo migliore a mio avviso di studiare la scala minore melodica, come ogni scala, è sempre quello che ci porta a superare le diteggiature in favore della musicalità. Spesso, per noi chitarristi, il concetto di diteggiatura si sovrappone a quello di scala impedendoci di imparare ed interiorizzare la scala stessa. La diteggiatura non è la scala, ma semplicemente rappresenta l’insieme delle note disponibili in una determinata posizione. La scala sono solo sette note…ed è proprio nell’ambito di un ottava che novanta volte su cento sono costruite le frasi musicali più convincenti. Le diteggiature vanno studiate si, ma non devono rappresentare il nostro fine ultimo. 

L’esercizio che vi propongo mira quindi a vedere prima di tutto un'ottava di scala minore melodica all’interno delle diteggiature esaminate. Useremo primariamente porzioni di diteggiature del CAGED e del Leavitt. 

L’esercizio consiste nel suonare una sola ottava di minore melodica in posizione cambiando tonalità ascendendo e discendendo per cicli di seconda maggiore. Cambiamo quindi tonalità andando avanti di un tono sulla stessa porzione di manico.

Praticherò quindi la seguente sequenza partendo dalla tonalità di DO per ritornare al punto di partenza: 

DO minore melodico - ascendente

RE minore melodico - discendente

MI minore melodico - ascendente

FA# minore melodico - discendente

LAb minore melodico - ascendente

SIb minore melodico - discendente

Ecco quindi tabulato e spartito di quanto detto.

Arrivati al DO possiamo decidere di continuare l’esercizio in un altra porzione di manico, utilizzando quindi diteggiature diverse. Potete replicare questo esercizio anche su altre scale e soprattutto cambiando il ciclo: provate a procedere per terze maggiori, terze minori, quarte e quinte. Sarà faticoso ma fidatevi ne varrà la pena. 

Buono studio!!

fine
Andrea Anichini - 

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