Scritto da: Davide Corso - Categorie: principianti / tecnica

Capotasto mobile: come utilizzarlo per gli accompagnamenti

Trucchi e consigli sull'utilizzo del capotasto mobile per i nostri accompagnamenti. Molti ne possiedono uno ma pochi lo sfruttano completamente.

A che serve il capotasto mobile? Come si monta? Come posso sfruttarlo? Molti chitarristi hanno questo strumento ma spesso è utilizzato in modo superficiale. Il capotasto mobile non è un sostituto del barrè ma un oggetto utile per sviluppare determinate diteggiature e voicing alternativi. Vediamo insieme qualche idea per variare e migliorare i nostri accompagnamenti.


Come si monta il capotasto mobile?

Un concetto importante per montare il capotasto mobile è quello di capirne la logica. Quando premiamo una corda su un tasto è fondamentale tenere il dito vicino alla barretta metallica, quella più vicina al ponte e non alla paletta. Con lo stesso principio applichiamo il capotasto mobile. Va messo quasi attaccato alla barretta metallica, senza metterlo sopra ovviamente. Soprattutto deve essere parallelo al tasto, cioè verticale e non obliquo. Uno degli errori più comuni è metterlo a caso e storto, questo porta a non far aderire bene le corde premute dal capotasto al tasto. In più la nostra accordatura non sarà molto stabile. Se ancora non ti è molto chiaro come accordare la chitarra leggi questo articolo.

montare il capotasto mobile

Tipologie di capotasto mobile

Ne esistono molte tipologie ma quello più comune è quello a pinza. In pratica, come una vera e propria molletta, una volta posizionato sulla chitarra, stringendolo si apre e rilasciandolo si chiude. Questo lo rende estremamente comodo e rapido nel posizionamento.
Un'altra tipologia è quella ad incastro che consiste nel bloccare il capotasto tramite un congegno che si incastra nel capotasto stesso per tenerlo bloccato. L'efficenza è la medesima, è solo meno pratico e un po' più lento da posizionare.
Una menzione va fatta anche ad i capotasti per chitarra classica. Quando si compra un capotasto è importante verificarne sempre la lunghezza e la curvatura. Questo perché le chitarre classiche, o altre tipologie di chitarre, possono avere un manico più  lungo verticalmente o anche più spesso rispetto ad una chitarra acustica o elettrica. È ottimale comprare un capotasto adatto alla nostra chitarra per ottenere il risultato migliore.
Esistono anche capotasti che ci permettono di non premere tutte le corde del tasto ma di lasciarne anche alcune libere. I capotasti parziali permettono di bloccare solo alcuni set di corde consequenziali e quindi ci consentono di avere altri set di corde che suonano a vuoto.
I capotasti spider invece ci permettono di bloccare specificatamente le corde che vogliamo sul medesimo tasto. Queste ultime due tipologie di capotasto ci portano a scoprire soluzioni molto interessanti. 

tipologie di capotasto mobile

Un grande utilizzatore di questi capotasti è Luca Stricagnoli, chitarrista acustico che per poter orchestrare la chitarra in modo magistrale utilizza spesso i capotasti spider. Qui sotto un grande esempio!


Sfruttare al meglio il capotasto mobile

Adesso vediamo qualche esempio per ottenere il massimo dal capotasto mobile. Partiamo dall'utilizzo più comune, il cambio di tonalità. A chi già suona con altri musicisti sarà capitato di dover alzare la tonalità di qualche brano per tirare fuori il meglio da chi canta. I più avanzati avranno probabilmente cambiato accordi senza troppa fatica, mentre i principianti generalmente usano il capotasto mobile per spostarsi in avanti sul manico ed usare le medesime posizioni.
Nessuna delle due scelte è sbagliata, cambierà leggermente il timbro ma niente di male. Qui sotto un esempio di trasporto col capotasto, in questo caso abbiamo alzato la tonalità di 2 toni. Nella tabulatura, quando compare la scritta "capo" con accanto un numero, si intende che bisogna mettere il capotasto nel tasto indicato dal numero. A questo punto il nostro tasto 0 sarà quello in cui abbiamo messo il capotasto e di conseguenza tutti gli altri. Stessa cosa vale per le sigle degli accordi, con l'indicazione del capotasto si scrive come se fossimo senza capotasto. Per intendersi se ho un accordo di G con le corde a vuoto; troverò scritto G anche con l'indicazione "capo 4". In realtà quello che stiamo suonando non è un G ma un B.

cambio tonalità crescente

Trasporto sfruttando altre posizioni CAGED

Fino ad ora abbiamo parlato di trasporto alzando la tonalità, e se ci chiedessero di abbassarla? O riaccordiamo la chitarra qualche semitono sotto, ma oltre qualche semitono sarà difficile farla suonare bene ed intonata. Oppure sfruttiamo il capotasto cambiando posizioni degli accordi utilizzando il sistema CAGED. Per quest'ultima soluzione dovremmo un po' ingegnarci. 
L’esempio precedente era in tonalità di RE Maggiore. Ipotizziamo che dobbiamo fare un concerto ma il nostro cantante ha molto mal di gola e non riesce a cantare le note più acute. Per aiutarlo, visto che siamo dei bravi musicisti, cambiamo la tonalità senza troppi problemi e portiamo il brano 2 toni sotto rispetto all’originale. Da RE Maggiore arriviamo a SI bemolle Maggiore. Inizialmente potremmo pensare di mantenere le stesse posizioni portando molto in avanti il capotasto. Questo porterebbe però ad un suono di chitarra molto scarico di frequenze basse e quindi poco pieno. Per questo motivo suoniamo i medesimi accordi ma in altre posizioni CAGED, infatti il primo Bbmaj7 utile che troviamo è proprio sul primo tasto.

cambio tonalità decrescente

Come potete osservare non è impossibile da suonare però può risultare particolarmente scomodo e soprattutto non ci consente di variare il nostro accordo muovendo liberamente le dita. Se invece usiamo un capotasto al primo tasto rendiamo il nostro playing molto più fluido.


Trasporto sfruttando le corde a vuoto

Negli strumming per chitarra acustica spesso si sfruttano le corde a vuoto per farle risuonare. Questo crea delle note pedale che consentono i cambi di accordo tenendo alcune note in comune e quindi senza far mai stoppare il suono della chitarra come avviene normalmente. Così facendo otteniamo uniformità e continuità nel suono. L'unico limite di questa tecnica sono le corde a vuoto stesse. Le corde a vuoto che lasciamo risuonare generalmente sono MI e SI (prima e seconda), alle volte anche la terza, quella di SOL. Chiaramente questo può risultare limitante. Per non incappare in questa limitazione una soluzione è quella di usare accordature alternative ottenendo anche sonorità molto particolari. Questa scelta ci porta però a dover imparare da capo la visualizzazione di tutte le forme degli accordi. Utilizzando il capotasto invece possiamo utilizzare note a vuoto diverse da quelle Standard. Eccone l’esempio.

accompagnamento con corde a vuoto e capotasto mobile

Come potete osservare, questa progressione in RE Maggiore, sfrutta le prime corde a vuoto come collegamento tra i vari accordi. Le note suonate a vuoto sono LA, DO# e FA#, rispettivamente quinta giusta, settima maggiore e terza maggiore della tonalità di RE Maggiore. Essendo tutte note appartenenti alla tonalità possiamo sfruttarle senza problemi nel momento in cui utilizziamo accordi diatonici alla tonalità d’impianto. Queste corde a vuoto che continuano a risuonare in realtà ci aiutano qualora volessimo utilizzare accordi non diatonici. Queste note che rimangono ferme aiutano l’orecchio a non sentire cambiamenti drastici. In questo caso ho preferito scrivere gli accordi reali e non trasportati. Il Dmaj7 è veramente l'accordo che dice di essere, nessun trasporto!


Consigli finali

Come abbiamo visto il capotasto mobile è uno strumento dagli innumerevoli utilizzi, sta a noi sfruttarlo al meglio. Vi consiglio di sperimentare il più possibile trovando accordi non suonabili se non con l’ausilio del capotasto. Non fermatevi al modo più comune di sfruttare questo strumento ma divertitevi. Qui trovate il PDF completo con i vari esempi visti prima.
Studiate e siate curiosi.

fine
Davide Corso - 

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